Durante le festività natalizie sono stata a casa: le scuole erano chiuse, la nostra Ilenia era in ferie e qualcuno con i bambostri doveva pur stare. Allora mi sono immolata.
Tralascio l'ansia del non essere più in grado di stare a casa serenamente e con la facilità di prima - è un problema che odio così tanto che merita un post a sè -, quello che ho trovato, dopo questi mesi poco presente, è una cosa che amo e temo, a seconda della prospettiva da cui la voglio guardare.
Ho trovato in casa tre fratellini. E la cosa mi ha stupita perchè in pochissimo tempo sono passati dall'essere due ad essere tre.
Li ho osservati tanto in quei giorni. Ci sono dei momenti in cui si scannerebbero, e questi sono i momenti che temo; e altri in cui si amano, giocano insieme, si cercano. Mi piace veder crescere il loro rapporto, vedere i loro occhi complici che si illuminano: non hanno bisogno di parole quando si guardano, quando osservano uno di loro che parla, che fa lo stupido, che gioca. Soprattutto Giorgio e Lola: loro si amano da sempre. La Lola è arrivata che il nostro Giorgino aveva solo 14 mesi e non diceva una parola, se non mamma, papi e nonno. Il resto era espresso con un "oh", come una scimmietta. Giorgio era un teppistello strappa baci e temevo che avrebbe cercato di eliminare la sorellina nel giro di nulla, una volta a casa.
E invece... Quando sono arrivata a casa con questa nuova bimba minuscola che piangeva, l'ho messa sul letto per cambiarla prima di allattarla e sono arrivati i suoi fratellini. Momi per lei cantava la canzone degli elefanti che si dondolavano: la cantavo ai bambini per farli dormire, mentre ero incinta, e penso che per questo la Lola la conoscesse e si tranquillizzasse quando la sentiva; quel bozzo di Giorgio invece era seduto vicino alla sua testina e la accarezzava.
E' una cosa che mi ha colpita infinitamente: è la prima immagine dei miei tre figli insieme, la tenerezza di quell'amore che li legherà sempre.
Giorgio e Lola sono stati sempre insieme a casa, e da quando hanno iniziato il nido passano comunque anche lì del tempo insieme, perchè andando la mattina presto stanno nella stessa sala fino a quando non arriva anche il resto dei compagni. Quelle volte che questo non succede e ognuno va diretto nella propria sala, Giorgio scatena l'inferno.
E quando si torna a casa dopo che sono stati separati, è festa grande, per lui e per lei.
Sono fratelli, si amano e si odiano: si fanno male e però si accudiscono. Se sgrido Giorgio e lui piange arriva lei che vuole consolarlo. Se Papi pulisce il naso a lei, lui corre a chiamarmi: "Guadda cosa sta facendo Papi a Viola!!" con la voce disperata di chi cerca soccorso.
Mi piace vederli. E vedere nascere quel legame unico, quella confidenza che solo con i fratelli si può avere.
Per carità, mi rendo conto che cosa sia Giorgio per lui: si è inserito tra lui e noi, gli ha strappato tutte le attenzioni e non è stato nemmeno un fratellino semplice perchè è così patata che ci ha conquistati. Ma a volte mi preoccupa: vorrei che ci fosse compicità, solidarietà, senso di protezione. Vorrei che lo difendesse e lo coprisse, che lo aiutasse. Invece appena Giorgio sgarra, c'è un Momi dietro pronto a denunciarlo e a consegnarlo alle autorità. E' un continuo litigare, scaramucciare, strapparsi giochi.
Forse dovrei uscire dal mio essere sorella, dovrei lasciare che crescano fratelli a modo loro, perchè in fondo, io nel loro rapporto non dovrei mettere il becco.
Ma nonostante questi momenti oscuri, amo vedere che costruiscono insieme qualcosa di eterno. Perchè Fratello è qualcosa di grande: è qualcuno che rimarrà con te quando non ci saranno più nemmeno la mamma e il papà. Fratello è il seme che è caduto dalla tua stessa pianta, che cresce indipendente, ma intrecciando i suoi rami ai tuoi.
Fratello è quel pezzo di noi genitori che continuerà a vivere, quell'intimità che rimarrà anche quando nessuno dormirà più con la mamma, quel ricordo caldo di giorni passati a giocare in una casa che nella mente sarà sempre Casa.
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